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Nel 2019, durante una serata passata in residenza nel mio primo semestre di università, accesi la televisione per vedere le Next Gen ATP Finals, un torneo di fine anno tra gli otto migliori tennisti under 21 del mondo. Poiché quell’edizione si giocava a Milano (così come tutte quelle tra il 2017 e il 2022), la Federazione aveva a disposizione una wild card per far partecipare al torneo il giocatore italiano più in alto in classifica, che quell’anno era un diciassettenne Jannik Sinner.
Alla sua prima stagione tra i grandi Sinner, da neanche maggiorenne, aveva vinto due titoli Challenger (ne vincerà un altro dopo le Finals), raggiunto la sua prima semifinale a livello ATP e partecipato agli US Open, il suo primo Grande Slam. Nonostante questi risultati, che gli avevano fatto scalare più di 450 posizioni in classifica in meno di un anno solare, Sinner si presentava a Milano con il ranking più basso tra gli otto (numero 93).
Era la prima volta che vedevo Sinner in un match ufficiale. Mi ricordo che avevo sentito parlare molto bene di lui, soprattutto dopo la sua vittoria a Roma contro Steve Johnson, all’epoca tra i primi 60 al mondo. Come appassionato di tennis ed ex giocatore (molto modesto) ero curioso, ma non ero pronto a quello che avrei visto. Il suo gioco ultra offensivo tanto aggressivo quanto efficace, la facilità di trovare angoli strettissimi senza comunque perdere potenza nel colpo, il modo in cui teneva in apnea ogni singolo avversario tirando ogni palla a mille, la finale dominata contro l’allora 18 del mondo Alex De Minaur (diventerà un abitudine). Tutto era così irreale. Fu un colpo di fulmine.
Cinque anni dopo, Sinner non è semplicemente il Numero Uno del Mondo e il vincitore degli ultimi due tornei del Grande Slam. La sua immagine è ben nota anche ai non appassionati di tennis ed è sinonimo di sana competizione e onestà, sia in campo che fuori. Non è raro che offra una ripetizione del servizio ai suoi avversari quando questi ultimi sono disturbati da fattori esterni. Le sue interviste post-torneo sono sempre piene di gratitudine, e per molti è diventato un modello.
Ecco perché la notizia della sua positività ha sorpreso in molti. La sentenza dell’International Tennis Integrity Association (ITIA) sul caso, che ha scagionato il giocatore da tutte le accuse di aver deliberatamente assunto la sostanza, non ha impedito a molti colleghi e giornalisti di presentarlo come un giocatore privilegiato e intoccabile. Nick Kyrgios, finalista slam, è arrivato persino a offenderlo sul personale. Molti hanno anche contestato il recente accordo tra WADA e Sinner, giudicando l’accettazione dei 3 mesi di sospensione da parte del giocatore come fin troppo accomodante, ed equiparandola a un’ammissione di colpa. Ma è davvero così? Sinner ha goduto di un trattamento privilegiato? Se era innocente, perché allora la WADA ha presentato ricorso al CAS?

Tutta Colpa di un Equivoco…
Il 12 febbraio 2024 Umberto Ferrara, fitness coach di Sinner, si reca alla farmacia SS Trinità in via Santo Stefano a Bologna e acquista una confezione di Trofodermin, un farmaco da banco che in Italia può essere acquistato senza prescrizione medica. Lo spray, usato per curare piccoli tagli e ferite superficiali, contiene Clostebol, uno steroide. Quest’ultima è una sostanza proibita dal codice WADA (WADC). Ferrara lo sa bene: ha esperienza sia in farmacologia che nell’antidoping, e Sinner lo ha assunto proprio per avere esperti nella sua squadra al fine di seguire correttamente le pratiche antidoping. All’inizio di marzo l’altoatesino e il suo staff volano negli Stati Uniti, dove Sinner parteciperà ai tornei di Indian Wells e Miami. Ferrara porta con sé il Trofodermin, all’insaputa di Sinner.
Il 3 marzo Giacomo Naldi, fisioterapista di Sinner, si taglia il dito mignolo della mano sinistra mentre cerca un attrezzo nella sua borsa. Applica velocemente un bendaggio e Sinner, notandolo in serata, gli chiede se stesse usando prodotti per curarlo. Naldi risponde negativamente.
Il 5 marzo Naldi rimuove per la prima volta la fasciatura e Ferrara gli suggerisce di usare il Trofodermin per curare il taglio. Allo stesso tempo lo mette in guardia dal Clostebol contenuto in esso, obbligandolo ad applicare il farmaco solo nel bagno privato di Ferrara nella villa affittata dal team.

Interrogato dal Tribunale, Naldi ha affermato di non ricordare gli avvertimenti di Ferrara, ma ha ammesso che le applicazioni sono avvenute solo nel bagno di quest’ultimo. Questo, insieme al fatto che la memoria di Naldi in quel momento potrebbe essere stata influenzata dal jet lag (è stato l’ultimo membro della squadra ad arrivare in America) e dalla pressione familiare (a settembre è diventato papà), ha fatto sì che il Tribunale accettasse come più veritiera la versione di Ferrara.
Questo equivoco si rivelerà fatale. Naldi ha spruzzato il Trofodermin sul suo mignolo sinistro tutte le mattine dal 5 al 13 marzo, e in questo lasso di tempo ha quotidianamente effettuato massaggi su tutto il corpo e applicato bendaggi ai piedi di Sinner, senza usare guanti. Nella sentenza sono citati due massaggi, eseguiti rispettivamente il 9 e il 10 marzo. Esattamente il 10, dopo la vittoria contro Jan-Lennard Struff nel torneo di Indian Wells, l’ITIA ha raccolto un primo campione di urine da Sinner. Il secondo campione venne raccolto il 18 dello stesso mese. Entrambi contenevano quantità minime di Clostebol (84 pg/ml il primo, 76 pg/ml il secondo, circa un millesimo di nanogrammo della sostanza).
La Prima Vittoria
Secondo il TADP (Tennis Anti-Doping Programme, il codice antidoping del tennis), la presenza di Clostebol nel campione di un giocatore costituisce una strict liability, il che significa che la sua sola presenza costituisce una violazione, indipendentemente dalla quantità. Per gli steroidi, la squalifica base è di quattro anni se l’assunzione è deliberata, due anni in caso contrario. Un atleta può tuttavia evitare la squalifica appellandosi alla clausola della No Fault or Negligence.
La No Fault or Negligence è una clausola giuridica che, nel TADP e nel WADC, è regolata dall’articolo 10.5. In base al regolamento, un giocatore può evitare la squalifica se dimostra chiaramente e con ragionevole probabilità come la sostanza è entrata nel suo corpo e, allo stesso tempo, di avere esercitato la massima attenzione nell’evitare di essere contaminato. Sinner doveva dunque dimostrare due cose: come era entrato in contatto con il Clostebol e di avere usato tutte le precauzioni possibili per evitare la sostanza proibita.
Jannik Sinner ha ricevuto la notizia della positività nei primi giorni di aprile scorso dal suo manager, Alex Vittur. Nonostante lo shock iniziale è stato comunque in grado di risalire rapidamente e con successo ai massaggi di Naldi come fonte della contaminazione, probabilmente anche grazie all’aiuto di Ferrara stesso. La sfortuna ha anche voluto che Sinner soffra di Dermatite Psoriasiforme, una condizione della pelle che lo porta ad avere spesso prurito ai piedi e alla schiena e che gli causa piccoli tagli, che pssono aver facilitato l’entrata in circolo del Clostebol.
La versione della contaminazione tramite massaggio è stata ritenuta “scientificamente credibile” anche da tre esperti antidoping interpellati dall’ITIA, vista anche la scarsa quantità della sostanza proibita presente nel suo corpo. Il Tribunale ha dunque accettato la spiegazione di Sinner.
L’italiano doveva anche dimostrare di aver esercitato la massima cautela e di aver fatto tutto il possibile per non entrare in contatto con la sostanza. L’ITIA ha dunque verificato l’atteggiamento di Sinner in materia di prevenzione del doping attraverso colloqui con il giocatore stesso e la sua squadra, compresi Ferrara e Naldi, e analizzando i documenti presentati dalle parti.
Sinner ha sempre preso molto sul serio le norme antidoping: chiede spesso pareri al suo team su particolari farmaci e sostanze, si circonda di esperti in materia (come ho scritto in precedenza, Umberto Ferrara ha avuto una formazione in farmacologia e vanta esperienza nell’antidoping) e addirittura assume i membri del suo staff facendogli firmare un contratto scritto, cosa non così comune come pensate nel tennis professionistico. La sentenza cita anche un episodio accaduto al torneo di Madrid lo scorso maggio, quando Sinner rimproverò Giacomo Naldi per “non aver guardato bene le bottiglie”, temendo un rischio di interferenza. Alla luce di tutto questo, Sinner non sapeva e non aveva motivo di sospettare che Ferrara avesse con sé il Trofodermin a Indian Wells, che Naldi lo stesse usando e che, quindi, i massaggi del professionista bolognese potessero rappresentare un rischio.
Per questo motivo, l’ITIA ha concesso a Sinner di avvalersi della clausola No Fault or Negligence, e di conseguenza il Numero Uno al Mondo non ha dovuto osservare alcun periodo di sospensione. L’unica sanzione comminatagli è stata la perdita del premio in denaro e dei punti ottenuti al torneo di Indian Wells, dove avvenne il test positivo.

Perchè la WADA ha Fatto Ricorso
Nonostante l’assoluzione, la notizia ha comunque provocato shock nel mondo del tennis. Dopotutto, il capoclassifica aveva fallito un test antidoping. Un mese dopo Iga Swiatek, all’epoca Numero Uno del Mondo al femminile, fallì a sua volta un test antidoping (tempismo è stato già detto?). Fu squalificata per un mese perché riuscì a dimostrare che il TMZ, un modulatore metabolico, aveva accidentalmente contaminato nella linea di produzione alcune delle sue pillole per il sonno a base di melatonina che, in linea di principio, non contenevano doping.
La WADA non fece ricorso contro la tennista polacca, ma il 26 settembre presentò un appello al CAS (Court of Arbitration for Sport) sul caso Jannik Sinner, dichiarando sbagliato il ricorso alla No Fault or Negligence, e chiedendo uno o due anni di squalifica per l’altoatesino.
Per capire perché il principale organismo antidoping mondiale possa appellarsi alla decisione dell’ITIA, dobbiamo sapere come funziona il sistema. Ogni federazione internazionale ha una propria autorità di controllo antidoping (l’ITIA nel caso del tennis) che gestisce i casi di doping quando si presentano internamente. Dopo la prima sentenza dell’autorità di controllo interna, la WADA può decidere di appellarsi al CAS per ottenere una punizione più elevata o meno. Il regolamento principale è redatto dalla WADA (il WADC, Codice Mondiale Antidoping), ma possono esserci differenze tra i regolamenti di ogni federazione.
Nella sentenza dell’ITIA si afferma che l’articolo 10.5 del WADC, quello della No Fault or Negligence, contiene un commento che recita:
“No Fault or Negligence would not apply in the following circumstances: (…) b) the Administration of a Prohibited Substance by the Athlete’s personal physician or trainer without disclosure to the Athlete (Athletes are responsible for their choice of medical personnel and for advising medical personnel that they cannot be given any Prohibited Substance)”.
Tradotto in poche parole, questo commento considera Sinner responsabile delle negligenze del suo staff. Quindi, il suo caso non rientrerebbe nella No Fault or Negligence, ma bensì nella No Significant Fault or Negligence, che può portare ad una riduzione della sospensione ma non alla sua eliminazione totale. Tuttavia, questo commento non compariva nel TADP, e quindi l’ITIA non era tenuta ad applicarlo. La WADA, nel fare ricorso al CAS, aveva chiesto una sospensione compresa tra uno e due anni.

La WADA ha Subito Pressioni?
Il commento giustifica il ricorso presentato dalla WADA, ma una cosa non mi è personalmente chiara.
Tale virgolettato era citato chiaramente nella sentenza, nella quale era spiegato anche che il motivo della non applicazione era dovuto alla sua assenza nel TADP e perché il caso di Sinner non rappresentava una “circostanza eccezionale”. La sentenza dell’ITIA è stata inoltre emessa il 19 agosto, con un termine di 21 giorni per presentare ricorso al CAS scaduto il 9 settembre. La WADA ha presentato il ricorso il 26 settembre.
Perché la WADA non ha presentato nulla il 9, chiedendo più tempo per la revisione del caso, e ha poi fatto ricorso due settimane e mezzo dopo la scadenza del termine? Se il commento era chiaramente scritto nella sentenza, perché far passare così tanto tempo? Cosa stavano cercando? Volevano “lanciare un messaggio”? Se sì, perché non hanno fatto ricorso anche per il caso Swiatek? E se no, hanno ricevuto pressioni da un’organizzazione o da un individuo esterno?
PTPA statement regarding the Jannik Sinner case. pic.twitter.com/WVSbtljUxt
— Professional Tennis Players Association (@ptpaplayers) February 15, 2025
Chi Avrebbe Vinto?
Solitamente, la presentazione di un ricorso da parte della WADA al CAS rappresenta quasi una sentenza (alcuni giornali hanno stimato che l’Agenzia vince 9 ricorsi su 10), ma il caso Sinner è veramente unico. Il giocatore italiano è stato certamente vittima della negligenza di membri del suo staff che ha scelto personalmente, ma allo stesso tempo il loro curriculum dimostra una particolare attenzione alle pratiche antidoping, soprattutto quello di Ferrara. Sinner, inoltre, chiese a Naldi se stesse usando qualcosa sul taglio il giorno stesso dell’infortunio, quando il professionista emiliano ancora non aveva iniziato ad applicarci la crema. Il numero uno del mondo ha dunque usato la massima cautela? Doveva chiedere almeno un’altra volta? O era responsabilità di Naldi avvertirlo del pericolo di contaminazione? Prima di tutto, Sinner aveva ragione di sospettare che Ferrara avesse acquistato il Trofodermin e lo avesse portato con lui a Indian Wells? Si può notare come entrambe le parti avessero un 50% di possibilità di vincere, almeno dalle informazioni che abbiamo, e che il giudizio sarebbe probabilmente cambiato in base al giudice.
Nel 2023 un altro tennista italiano, Marco Bortolotti, è risultato positivo al Clostebol (gli atleti italiani sono responsabili, da soli, della metà dei casi di positività alla sostanza) e, come Sinner, è stato dichiarato innocente con detrazione di punti e premi in denaro. Molti hanno messo in risalto questo caso paragonandolo a quello di Sinner, ma purtroppo il documento della sentenza ITIA è censurato nelle parti più importanti e dunque non sappiamo come la sostanza sia entrata nel corpo di Bortolotti. I legali dell’italiano hanno portato anche un altro interessante precedente al Tribunale.
Nel 2009 Richard Gasquet, all’epoca uno dei 30 migliori giocatori del mondo, venne trovato positivo alla cocaina, salvo poi provare di averla ingerita inavvertitamente baciando una donna incontrata per la prima volta in un ristorante italiano, un modo particolare di positivizzarsi. Il francese riuscì a così a evitare una sospensione avvalendosi della No Fault or Negligence, in quanto non aveva visto la donna assumere la sostanza, non sospettava che essa ne facesse uso e, anche avendo la massima cautela, non poteva conoscere il rischio di poter essere contaminato attraverso un bacio. Questa decisione è stata considerata dal Tribunale simile al caso di Sinner, in quanto il numero uno del mondo aveva esercitato la massima cautela nell’evitare le sostanze illegali, vagliando il background di ogni membro dello staff e chiedendo loro continuamente pareri sulle pratiche antidoping. Di conseguenza non poteva sospettare che uno di loro avesse con sé un farmaco contenente una sostanza proibita, ne tantomeno poteva prevedere l’incomprensione tra Ferrara e Naldi che ha portato all’uso del Trofodermin da parte del fisioterapista. Anche in questo caso, il margine è molto ridotto, perché la WADA avrebbe potuto rispondere che, nel caso di Gasquet, la donna era una persona incontrata per caso dal francese e non un membro del suo staff, come nel caso di Sinner.

Troppo da Perdere
La realtà è che nessuno poteva prevedere come sarebbe andata a finire, ed entrambe le parti avevano molto più da perdere che da vincere.
Partendo dal giocatore, in caso di sconfitta Sinner avrebbe rischiato una sospensione di almeno un anno, che per un tennista significa perdere un’intera stagione e i suoi punti in classifica, anche se il ranking protetto gli avrebbe permesso di competere in tornei importanti subito dopo il suo ritorno. Se Sinner aveva di cui pensare, dall’altra parte la WADA sicuramente non dormiva sonni tranquilli. Una sconfitta contro una figura così importante non passa inosservata. L’organismo stava mettendo in gioco la propria credibilità. Perdere sarebbe stata una catastrofe per l’Agenzia, che sta passando un momento difficile della sua storia (gli USA si sono rifiutati di pagare la sua quota annuale all’associazione).
L’accordo tra WADA e Sinner (proposto dall’agenzia al giocatore) è dunque vantaggioso per entrambe le parti. L’italiano ne esce pulito, dichiarato innocente anche dalle interviste successive a dirigenti WADA ma responsabile per le azioni del suo staff. Soprattutto, può finalmente lasciarsi alle spalle i brutti pensieri, e la sospensione di tre mesi gli consentirà di partecipare al Master di Roma e al Roland Garros, non perdendo quindi né il suo torneo di casa né alcun Grande Slam in questa stagione.
La WADA, d’altro canto, può rivendicare un‘importante vittoria politica contro una figura di spicco senza rischiare tutto davanti al CAS e senza creare pericolosi precedenti. L’Agenzia, già prima dei casi Sinner e Swiatek, era nel processo di rivedere il proprio codice. Questo processo si concluderà nel 2026 e il nuovo codice sarà valido dal 1° gennaio 2027. È in discussione anche una norma sulla nuova soglia per le sostanze a strict liabilty come il Clostebol.
Innocente, Punto.
Molte personalità hanno criticato l’accordo. Tennisti come l’ex numero 3 Stan Wawrinka e l’ex giocatore Nick Kyrgios non si sono tirati indietro. L’australiano, uno dei principali critici del caso sin da agosto, ha pubblicato quattro tweet in rapida successione subito dopo la sentenza, affermando che un innocente non si accontenterebbe mai di una squalifica inferiore, che questo è un “giorno triste per il tennis” e che ha avuto “tanti giocatori nei miei DM che si lamentano su quanto sia ‘putrido’ questo”, anche “campioni del Grande Slam”. Molti altri, come l’ex numero uno del mondo e fondatore della Professional Tennis Player Association (PTPA) Novak Djokovic, pur essendo sicuri dell’innocenza di Sinner, hanno sottolineato le discrepanze e la disparità con altri casi, citando lo scandalo doping di Simona Halep.
So you were innocent and we were getting fed that you were innocent but now you are suspended from playing the sport? Make it make sense. I’ve got multiple players in my DM’s on how putrid this is 😂 even Grand slam champions. Cooked 🧢
— Nicholas Kyrgios (@NickKyrgios) February 15, 2025
La realtà, come si legge nella sentenza e nel comunicato della WADA, è semplice: Jannik Sinner non aveva intenzione di imbrogliare e ha fatto di tutto per non entrare in contatto con sostanze proibite. La sua positività non è altro che uno sfortunato avvicendarsi di errori e negligenze da parte del suo team. Anche la WADA lo ha rimarcato dopo l’accordo. In altre parole: è innocente. Non è un’opinione, è un fatto. E se non ci credete, anche di fronte a documenti ufficiali scritti e firmati, sinceramente non so come farvi cambiare idea.
Questo articolo è stato tradotto grazie anche all’aiuto di DeepL, un software di traduzione che utilizza l’Intelligenza Artificiale.

